Caratteri filosofici. Da Platone a Foucault by Peter Sloterdijk

By Peter Sloterdijk

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Il mondo comune. Dalla virtualità alla cura

Questo libro ridimensiona l. a. raffigurazione del nostro pace come epoca dominata dalla despazializzazione e dalla dematerializzazione tecnologica dei rapporti politici, sociali ed economici. Oggi infatti l. a. ‘virtualizzazione’ del mondo reale si accompagna sempre più spesso all’abuso, alla devastazione e alla privatizzazione degli spazi, degli ecosistemi, dei paesaggi; il mondo concreto perciò si ripresenta continuamente come drammatico intreccio di problemi ambientali, territoriali, urbani.

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Tuttavia, sarebbe sbagliato credere che la convinzione meccanicistica cartesiana di fondo avrebbe dovuto portare per forza a una spaccatu­ ra con la tradizione teologica. Proprio nel nuovo inizio metodologico del pensiero scientifico il fondare si rive­ la come attività propriamente metafisica. Ma poiché nel grande razionalismo filosofico soltanto Dio può offrire il fondamento dei fondamenti, la filosofia moderna di tipo cartesiano rimane sospesa fra teologia e teoria delle macchine. Non per niente i grandi architetti di sistemi dell’idealismo tedesco hanno celebrato in Descartes il loro precursore.

Non a caso, fra gli obiettivi più importanti che Leibniz ha dovuto porsi come organizzatore scientifico c’era quello di da­ re un indirizzo transpersonale, fondando nuove acca­ demie, al progresso delle conoscenze. Dov’era magia doveva essere il Politecnico. L’incivilimento dell’uni­ versalismo attraverso l’accademizzazione richiederà sì, infine, la suddivisione in facoltà e la specializzazione, ma in Leibniz stesso la potenza dell’antico enciclopedismo magico permane discretamente eppure caparbiamente all’opera.

Non può più venire determinato da una presunta disciplina disposta da Dio o da un ipote­ tico dettato di una natura immediata; per usare un ana­ cronismo, è condannato all’educazione di se stesso. Ciò vale tanto più in quanto la predisposizione al male radi­ cale si trova anche e soprattutto nell’uomo emancipato. Per Kant il paternalismo divino è tanto insopportabile quanto l’invadenza della natura istintuale del soggetto e, a suo parere, il concreto emanciparsi su entrambi i fronti pone l’uomo soltanto nella medietà borghese in quanto luogo della libertà: da nessun’altra parte l’indi­ viduo può dedicarsi con successo alla propria vocazione all’autoformazione spontanea.

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