Antropologia culturale by Nicola Martino

By Nicola Martino

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Il mondo comune. Dalla virtualità alla cura

Questo libro ridimensiona los angeles raffigurazione del nostro pace come epoca dominata dalla despazializzazione e dalla dematerializzazione tecnologica dei rapporti politici, sociali ed economici. Oggi infatti los angeles ‘virtualizzazione’ del mondo reale si accompagna sempre più spesso all’abuso, alla devastazione e alla privatizzazione degli spazi, degli ecosistemi, dei paesaggi; il mondo concreto perciò si ripresenta continuamente come drammatico intreccio di problemi ambientali, territoriali, urbani.

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Il primo passo del percorso di cura e terapia dell’anima consiste nel riconoscimento della differenza radicale tra i beni dell’anima e quelli del corpo (o connessi al successo sociale e politico). Nell’Apologia Socrate, rivolto a un ipotetico cittadino di Atene, dichiara in modo risoluto: Ehi tu, eccellentissimo fra gli uomini e cittadino di Atene, che è la città più grande e gloriosa per sapienza e potenza, non ti vergogni di rivolgere le tue cure (epimeloumenos) alle ricchezze, per accumularne il più possibile, e alla fama e al prestigio, anziché curarti e darti pensiero di saggezza e verità (phronêsis kai alêtheia) e della perfezione dell’anima?

01); inoltre, gli interessi di Socrate sono limitati alla sfera etico-morale e non attengono all’ambito naturalistico, potenzialmente dotato di un’ineliminabile carica razionalistica, demolitrice e addirittura ateistica (Memorabili, IV 7 = T. 05). 13 Aristotele, la nostra quarta fonte, non conobbe personalmente Socrate; egli sembra servirsi in larga misura dei dialoghi di Platone, sebbene non si possa escludere l’utilizzo di altre fonti. ); nell’indagare la sfera delle virtù egli cercò di determinare l’universale (katholou), ossia ciò che è comune (koinon), servendosi prevalentemente della definizione (diorismos) e del metodo induttivo, vale a dire partendo dai casi particolari per risalire a una nozione universale, e così facendo mise le basi del sillogismo e della scienza.

Laddove in tutti gli uomini produttivi proprio l’istinto è la forza creativo-affermativa e la coscienza si rivela critica e dissuadente, in Socrate invece il critico è l’istinto e il creatore è la coscienza: una vera mostruosità per defectum! E invero noi avvertiamo qui un mostruoso defectus di ogni disposizione mistica, sicché Socrate sarebbe da definire come lo specifico non-mistico, nel quale la natura logica è, per superfetazione, tanto eccessivamente sviluppata, quanto è nel mistico la sapienza istintiva.

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